La calda stagione della cooperazione rafforzata

di Mikhail Maslennikov - Coordinamento della Campagna ZeroZeroCinque

foto_newsletter_1Il 22 Giugno scorso ha rappresentato una giornata emblematica nel calendario della campagna Zero Zero Cinque. Sotto l’infuocato sole capitolino un finanziere con banconote extralarge ancora sporgenti dalle tasche di un elegante smoking e un Robin Hood con accanto la faretra e il cappellino di lana verde ascoltavano, concentratissimi e ormai fuori dai rispettivi ruoli e anacronistiche rivalità, la diretta streaming della sessione aperta del vertice ECOFIN. Il media stunt appena conclusosi, tutta l’attenzione degli attivisti della campagna Zero Zero Cinque, curvi sul piccolo schermo di un portatile poggiato sui sampietrini all’ombra di Montecitorio era rivolta a un tavolo rotondo nella lontana Lussemburgo.
Nella folta agenda del vertice dei Ministri delle Finanze dell’Unione Europea un posto di primo piano era riservato questa volta alle sorti della tassa europea sulle transazioni finanziarie nella versione proposta lo scorso Settembre dalla Commissione Europea ed emendata definitivamente (anche se in maniera non vincolante) con voto favorevole dal Parlamento Europeo a fine Maggio.
Sin da subito diventa chiaro che il grande “pericolo” è scongiurato, il pericolo che il dibattito riproponga scenari già visti nel corso dell’autunno del 2011 e dei primi mesi del 2012 con un’acuta nota dilatoria suonata dai detrattori della proposta di posticipare la discussione, elaborare ulteriori analisi sugli impatti della tassa, ritardando in questa maniera qualunque momento decisionale. Ma – l’aria vibra - il canovaccio del 22 Giugno è diverso!

Austria e Germania (sostenute da Francia, Belgio, Grecia, Portogallo, Spagna, Slovenia, Finlandia) avanzano con decisione la proposta di procedere con l’introduzione della TTF sotto la procedura di cooperazione rafforzata, chiedendo ai rappresentanti di tutti i Paesi Membri di esprimersi sul proprio posizionamento relativo a questa nuova prospettiva. La mancanza di un consenso unanime (necessario per approvare la direttiva) era palese da tempo e finalmente viene sollevata la proposta di seguire un nuovo iter istituzionale che bypassi in primis le resistenze britanniche e svedesi.
Per lanciare la procedura di cooperazione rafforzata sono di fatto necessari la presa d’atto formale della mancanza di unanimità tra i Paesi Membri dell’UE, l’adesione all’iniziativa di almeno 9 Paesi Membri dell’Unione e il sostanziale via libero in sede ECOFIN anche da parte dei Paesi che non intendono partecipare da subito o inderogabilmente alla stessa.
E alla fine del vertice (concediamoci questo brusco salto in avanti) la Presidente di turno dell’ECOFIN, la danese Vestager, annunciava ufficialmente che l’unanimità – benché cercata per lungo tempo – era evidentemente irraggiungibile, che 18 paesi si dichiaravano favorevoli o interessati a unirsi all’iniziativa se non da subito in un secondo momento e che tra questi almeno 9 paesi erano pronti a sottoscrivere la formale lettera alla Commissione di lancio della procedura di cooperazione rafforzata.
Importante il convinto sostegno al meccanismo della cooperazione rafforzata  manifestato da parte del Commissario Semeta. Chiamato in causa dal fervente oppositore della tassa, il Cancelliere allo Scacchiere britannico George Osborne, Semeta ha ribadito come la richiesta di ulteriori analisi sugli impatti della TTF equivalga a una esplicita volontà di guadagnare tempo per affossare la proposta e come le analisi a suo tempo effettuate abbiano già portato alla formulazione della proposta sul tavolo elaborata dalla Commissione. In un acceso botta e risposta con il Ministro delle Finanze di Sua Maestà, Semeta ha inoltre sottolineato come i paventati impatti negativi sui livelli di occupazione in Europa e la spirale recessiva che la tassa potrebbe causare risultano quanto mai pretestuosi e non coincidono con le conclusioni tecniche della Commissione, molto scrupolose per altro nel disegno di una tassa capace di minimizzare i rischi di una delocalizzazione finanziaria.
E l’Italia? Nel corso del dibattito il nostro Paese (la cui partecipazione all’iniziativa di cooperazione rafforzata può senz’altro aumentare la massa critica della “coalizione dei volenterosi” e stimolare la partecipazione degli stati più titubanti), rappresentato all’occorrenza dall’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, ha ribadito – udite, udite - di non avere una posizione definita in merito.
Le dichiarazioni attendiste dell’alto funzionario italiano erano facilmente comprensibili alla luce delle manovre politiche italiane sullo scacchiere continentale e dei serrati negoziati che si stavano svolgendo (quasi in contemporanea) a Roma nel corso del vertice quadrilaterale fra Merkel, Hollande, Monti e Rajoy. Alla conferenza stampa a margine del meeting di Villa Madama la Cancelliera tedesca dichiarava di aver raggiunto con i tre partner europei un accordo sulla TTF. La strada alla partecipazione italiana alla cooperazione rafforzata sembrava dunque segnata. Ma il fatto che Monti non si fosse ancora espresso pubblicamente a favore dell’iniziativa ci obbligava alla cautela.
La prudenza non è mai troppa! Ed ecco che le ragioni dell’italico temporeggiare si fanno sentire. A pochi giorni dal vertice romano, alla vigilia di un Consiglio Europeo su cui si accendevano i riflettori di tutto il mondo,  il governo italiano ha cominciato a muovere prepotentemente  le proprie pedine negoziali, usando la TTF come una vera e propria moneta di scambio. La partecipazione italiana al percorso della cooperazione rafforzata sarà possibile - il deciso monito di Palazzo Chigi - solo se al Consiglio Europeo del 28-29 Giugno le richieste di misure di stabilizzazione finanziaria e calmierazione degli spread avanzate dal Governo Monti (dalla Spagna e caldeggiate dalla Francia) verranno accolte dagli altri leader europei.
28-29  Giugno 2012. Si arriva dunque al vertice dei capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea, un summit estenuante con la posta in gioco altissima: lo stesso futuro economico e politico dell’Unione, la via all’integrazione sovranazionale, lo stanziamento di fondi e il rilancio di politiche per la crescita del Vecchio Continente. Lungi dal presentare un’analisi esaustiva delle scelte dei nostri governanti, chiediamoci cosa sia accaduto sul fronte della TTF. 
Lasciamo la parola al nostro Presidente del Consiglio (e annotiamo quanto da lui pronunciato alla conferenza stampa del 29 Giugno).
Il motivo che ci tratteneva dal dire sì alla Tobin Tax era che ci interessava ottenere quello che adesso abbiamo ottenuto.”
Criptico o camaleontico che dir si voglia, il messaggio presuppone una cosa sola. L’Italia è soddisfatta dalle conclusioni del vertice e toglie il suo “virtuale” veto alla procedura di cooperazione rafforzata.
L’autunno che verrà si preannuncia caldissimo. Già a Settembre o a Ottobre i paesi promotori della cooperazione rafforzata dovrebbero avviare la procedura in questione, inviando una formale lettera di intenti alla Commissione Europea.
Saremo vigili e insieme a tutti voi, faremo pressione sul nostro esecutivo perché la tassa abbia la più ampia base imponibile possibile, perché il rischio di elusione siaItaly_RobinHoodTax_Infographic minimizzato, perché il costo della TTF non sia spalmato sui cittadini e risparmiatori e perché il gettito raccolto venga destinato al sostegno delle fasce più deboli della cittadinanza in Italia e nei paesi più poveri (che hanno pagato un prezzo elevatissimo per la crisi scatenata da pochi e altrove), del welfare, dei beni pubblici globali e del contrasto ai cambiamenti climatici. Vigileremo e smaschereremo qualunque tentativo volto a far tornare con una “mano invisibile” (ne conosciamo il fascino e il potere)  le risorse raccolte dall’altra dai portafogli della finanza speculativa.  
Dopo una calda estate è in arrivo un autunno caldissimo con risvolti cruciali per la nostra campagna. Non arretriamo di un passo in questa nostra comune e trasversale battaglia di civiltà! Con voi e per tutti noi!     
 

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